Nel tango tante cose sono leggenda e tante cose sono verità. A me piace un racconto che circola tra tanti milongueri di Buenos Aires relativo agli anni ’50 quando esistevano due tipi di abbraccio per ballare il tango: lo stile Villa Urquiza e l’abbraccio “milonguero”, quello usato nelle piccole confiterie con poco spazio a differenze delle grandi milonghe dell'”arrabal” (di periferia).
Quello che colpisce è che sono gli anni, quelli del ’50-’60 delle prime giunte militari in Argentina e dei controlli su tutte le forme d’arte, osteggiate e manipolate. Erano gli anni in cui il grande compositore Osvaldo Pugliese veniva arrestato e quando si suonavano i suoi tanghi la sera, veniva messa la rosa sul pianoforte. Molte grandi milonghe furono chiuse, il tango con la sua natura libera dava fastidio. Ma nel contempo succedeva che il tango era diffuso e ballato sempre più volentieri e I ballerini che si ritrovavano nelle milonghe si stringevano in un abbraccio più forte. Un attenggiamento rivoluzionario? chissà… è comunque bello pensare che al di là dell’adattarsi agli spazi, questo abbraccio è molto romantico. Il ballo in quegli anni è sociale, c’è rispetto degli spazi degli altri in pista. Un atteggiamento che oggi in Italia non c’è, molta gente qui filosofeggia, parla tanto, mentre a Buenos Aires è naturale, è un sentimento vero e proprio.
Io insegno tango da anni e l’abbraccio che che propongo è comodo e avvolgente, mai costrittivo. Quando oggi vediamo ballare tante donne e tanti uomini in stile “milongero”, li vediamo abbracciati stretti stretti, ma a volte è una costrizione. L’abbraccio secondo me deve essere un piacere, la cosa bella è proprio questo trovarsi comodi. Però devo dire che quando si parla di abbraccio largo mi viene da ridere, per la stessa definizione l’abbraccio è da vicino.
L’abbraccio varia con lo spostamento dell’asse, tutti passi li puoi fare da vicino o poco più distante, ma l’abbraccio non può essere largo, puoi avere una connessione questo sì anche a dieci metri di distanza, ma nel momento in cui si parla di abbraccio è un’altra cosa: l’uomo e la donna devono stare vicini. Senza abbraccio non c’è tango. E il tango è rivoluzionario perchè si può dire sempre di no. Quest’anno ad agosto io e Lucia siamo stati a Buenos Aires, come ogni anno andiamo a studiare con insegnanti argentini, questa volta siamo andati allo studio Morales e abbiamo fatto un bellissimo seminario con Dinzel.
Ora vorrei rivolgere il pensiero dell’abbraccio al pontefice argentino, papa Francesco, che il 17 dicembre compie gli anni e in questa occasione il tango – con uno spettacolo di TangoX2 – gli offre un omaggio all’Auditorium della Conciliazione. Pensando al papa questo abbraccio deve essere più che mai avvolgente e piacevole, come è lui con al gente: un uomo vicino al popolo, intenso ma non violento.
Andy Mocellin-Cassina
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