Cachadora

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di Victor Hugo Del Grande
Alcuni autori di tango usavano dei pseudonimi per firmare le loro opere, forse il più famoso era Enrique Cadicamo che firmava anche come “Rosendo Luna” o “Gino Luzzi”.
L’autore del tango “Cachadora” è Francisco Lomuto e le parole di “Pancho Laguna” che sono la stessa persona. Questo era lo pseudonimo che usava Lomuto.
“Cachar” in lunfardo significa  ingannare, fregare qualcuno: in questo caso “cachadora”, una donna che sfila  soldi a uomini mal capitati.
Figlio di due napoletani e musicisti, Francisco Lomuto nacque a Buenos Aires nel 1893 e morì nel 1950.
Ovviamente visse in una Buenos Aires di inizio secolo che vide nascere il tango e insieme a i suoi amici, in particolare Francisco Canaro, el tigre Arolas , e Pacho Maglio, contribuirono allo sviluppo di questo genere musicale passando dai primi anni della “guardia vieja”, poi l’arrivo folgorante di Gardel  nel 17 con “Mi noche triste”, i fratelli De Caro, per arrivare agli anni trenta ed il riscatto di un tango addormentato con  L’orchestra di Juan D’Arienzo.
Il tango Cachadora è ricco di termini in Lunfardo, proprio per descrivere una donna dell’ambiente della notte di Buenos Aires di quell’epoca. Il primo a inciderlo fu proprio Lomuto nel 1928 con “Charlo” come cantante, e poi nel 1950 con la voce di Alberto Riva. Lomuto fu un autore prolifico e come non nominare altri “tangazos” suoi come: “Si soy asi”, “Nunca mas”, “Sombras nada mas” o il bellissimo “Mala Suerte”
Diversi artisti incìsero “cachadora”, Julio Sosa, Juan D’Arienzo con la voce di Echague, Catulo Castillo con la voce di Roberto Maida  e soprattutto, il mago, Carlos Gardel, dove con il solo accompagnamento di chitarre dimostra tutta la sua grandezza interpretativa in una versione unica di questo tango.
La trama parla della storia di una donna della notte, sempre alla ricerca di un pollo da spennare per continuare a fare la bella vita. Una volta che acchiappa un tizio è capace di raggirarlo, sia un ” boton” o un “comisario”(sia un semplice poliziotto che un maresciallo).
In Argentina, il  poliziotto vine chiamato “Boton”. Il nome deriva dalla “revolucion del parque del 1890” dove i civili comandati da Leandro N. Alem ingaggiarono a Buenos Aires una battaglia contro le forze governative. L’ordine era sparare ai “bottoni dorati” della divisa dei militari. Da lì il costume di usare il termine “boton” per nominare i poliziotti.
In lunfardo “boton”,”botonear” significa delatore, spia, informatore. Nel linguaggio popolare anche significa “al boton”, “al divino boton”, senza senso, inutile.
Tornando alla nostra protagonista: “Cachadora” è talmente abile, capace di ingannare anche un gigolò. Non gira più  a piedi negli angoli di strada, adesso viaggia in un’auto di lusso.
In Argentina un detto popolare dice: «chi si bruccia con il latte bollente, vede passare una mucca e piange».
Racconta il tango che una sera camminando per la via “Corrientes” due tizzi da lei raggirati, il “Tano” ed il “Pipiolo”, al vederla passare scappano impauriti.
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“CACHADORA”

​ (1928  Francisco Lomuto)
Stai con un vecchio e fai la grande signora,
li togli tutto “il vento” (i soldi) e lo inganni come a un “gil” (stupido).
Possiedi l’arte di ingannare i maschi, per fino ad un bel gigolò
gli prendesti un bel bottino.
Hai fatto di un “cafiolo remanyado” ( pappone di esperienza)
un “mishè  atolondrado” (uomo maturo che paga una donna )
che ti da quello che vuoi.
“Cachadora”! quando ti “encanas”( mettere in galera, becchare) a un tizio
ne anche per scherzo ti scappa, donna poco di buono,
“cachadora”, raggiri allo stesso modo un poliziotto che un maresciallo.
“Quanti stupidi!, Vampiressa, ue!!! Gauthier (Margherita) di “Puente Alsina”.
Non vai più a piedi per le strade, viaggi in “voiturette”(macchina di lusso).
L’altra sera camminando per calle “Corrientes” ti incrociasti con il “tano”(l’italiano)
che all’inizio ti “empilchò” (ti vestì),lo chiamasti, ma il “tano”
allertato dalla bastonata precedente si fece fumo tra la folla.
E l’altro “Pipiolo”(sciocco) che pagava da bere,
e per poter comprarti “Botines” (scarpe) , “amuraba” (metteva in pegno) fino all’orologio.
al vederti fece un giro veloce ,ti disse che sarebbe venuto ma, mai più tornò.

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