Il gergo è quella parte di una lingua in grado di condensare emozioni e comportamenti per renderli immediatamente comprensibili. In Buenos Aires viveva il lunfardo.
La parola Yira (gira, girare) apparteneva come nascita al lessico italiano ma, nello specifico lunfardiano, è il girare seguendo uno specifico percorso e ritornare immancabilmente al punto di partenza.
Le prostitute peripatetiche in cerca di clienti appunto, girano ed in lunfardo questo tipo di professionista veniva chiamata Yira o Yiranta.
L’autore di questo tango, Enrique Santos Discépolo, si riferiva proprio a quella routine del giro, a quella monotona ripetizione delle stesse delusioni, della stessa amarezza, degli stessi fallimenti nella vita, negli avvenimenti quotidiani di ciascuno di noi: “Vedrai che tutto è menzogna , vedrai che niente è amore, che al mondo nulla importa, yira… yira…”.
Ovviamente il riferimento alle meretrici è volutamente implicito, a significare quanto la sorte, a volte, un poco lo sia.
É da notare che il recitato possiede ad arte un tono di scontata noia, per sottolineare la banale ripetitività di tante vicende della vita.
“Yira-yira” nella versione eseguita dalla Orchestra Tipica Victor, per il canto di Alberto Gomez e il controcanto di Augusto Vila (nelle incisioni “Victor” raramente compariva il direttore), la musica vive di un incantevole ed entusiasmante virtuosismo di violini.
Quando la fortuna è sporca
sbagliando e sbagliando
sempre ti fermerai,
quando vaghi per la tua via
senza meta, disperato.
Quando non hai fede,
ne l’erba di ieri
si asciugherà al sole,
quando cerchi il denaro facile
alla ricerca di quella uguaglianza
che trasformi
l’indifferenza del mondo,
che è sordo e muto
subito sentirai…
Vedrai che tutto è menzogna,
vedrai che niente è amore,
che al mondo nulla importa…
Yira… yira…
Anche se la tua vita si sfalda,
anche se ti morde un dolore,
non aspettarti un aiuto,
non una mano, non un favore…
Buon ascolto da Bruno Comastri (Tdj El Gatoloco).