ADIOS, PAMPA MIA
Sono arrivata in città che ero ancora una bambina
e sono finita al porto
come tutti quelli che arrivano qui.
A casa..alla fattoria ero già una donna
lavoravo per il padre, i fratelli, gli uomini delle mandrie
qui ero solo una bambina .. e si vedeva
dalle mani..troppo grandi e dai polsi troppo sottili
dai seni troppo piccoli sotto le spalle curve
e sapete…
si vedeva dai miei occhi…
grandi, spalancati..
occhi di una che è ancora senza pelle…..
nella prateria ero cresciuta a lavoro e sogni…
il lavoro del giorno e i sogni della notte
la notte… quando nel silenzio ascoltavo…..
i fruscii degli animali selvatici, l’urlo dei cani randagi…
la notte nella pianura è buia… e le stelle…
(tante così io non ne ho più viste… mai.. )
ti piovono addosso e ti accendono gli occhi e il cuore
guardavo dalla mia finestra e vedevo i fuochi dei mandriani,
vedevo illuminati a squarci i loro volti
e… a volte
brillavano le lame dei coltelli…
ascoltavo… e sentivo le chitarre….
cantavano
parlavano di donne
avvolti nelle coperte perché la notte è fredda dalle mie parti…
la notte e i suoi rumori sono la musica che mi sono portata nel cuore partendo
musica dolce e sogni…silenziosi…
sono arrivata al porto
vi dicevo
con la musica nel cuore
la musica dei miei anni giovani.. del futuro…
dei sogni da realizzare
della vita da vivere che io immaginavo ricca e fremente come un ballo
avevo sedici anni
mi sentivo nel centro del mondo……….
“Addio terra mia!…”