di Victor Hugo Del Grande
Molte sono le controverse opinioni degli studiosi e storici sull’origine del bandoneòn. Chi fu il suo vero inventore in Germania, in che anno eccetera.
Non meno travagliate le discussioni su chi lo portò sul Rio de la Plata.
Una cosa è certa, sembra che questo strumento sia nato per essere la voce del tango argentino.
Sull’origine del nome “bandoneon” ci sono tante opinioni , documenti di dubbia autenticità storica che certificano questa o quella versione dei fatti.
Ma il bandoneon è, fondamentalmente, uno “strumento”.
La definizione sul dizionario è : “Strumento: Arnese, apparecchio, dispositivo con cui si eseguono determinate operazioni nell’ambito di un’arte, di un mestiere, di una tecnica”
A me sembra più importante parlare della possibilità espressiva che il bandoneon diede al tango, più che perdersi in f’utili discussioni sulla sua origine.
Ho sentito Uruguaiani e Argentini battersi a colpi di stupidaggini sulla nascita e nazionalità di Carlos Gardel, piuttosto che emozionarsi insieme per l’opera di questo artista irripetibile.
Sinceramente mi importa poco se fu questo o quel tedesco, ad inventarlo, o lo svizzero Schumacher, l’inglese Tomas o il brasiliano Bartolo a portarlo a Buenos Aires.
Quello che non posso togliermi da davanti agli occhi è lo stupore di Arolas sentendo il bandoneon sulle sue ginocchia, tentando di strappargli qualche suono.
Tornando al tema dell’abbandono, lo psichiatra che aveva fatto quel lavoro di ricerca su tango e psicoanalisi, mi fece notare come la parola “Bandoneon” contenesse al suo interno quasi tutte le lettere di “non abbandonare”, in spagnolo “no-abandone”(bandone-on).
Pascual Contursi scrisse in “Bandoneon Arrabalero”:
Bandoneon arrabalero (di periferia)
vecchio mantice sgonfiato,
ti trovai come un bambino che la madre abbandonò.
Suo figlio, Jose Maria Contursi,scrisse in “Cada vez que me recuerdes”:
Se c’è qualcosa che io mai ti perdono
è che dimenticasti qui, con il tuo abbandono,
quella cosa tua,quella cosa tua, che avvolge tutto il mio essere.
Catulo Castillo in “El ultimo cafè”:
Ricordo il tuo sdegno, ti evoco senza ragione
ti sento anche se non ci sei.
La nostra storia è finita, dicesti in un addio
di zucchero e fiele.
Enrique Santos Discepolo conobbe presto l’abbandono quando da bambino rimase orfano,
scrisse in “Esta noche me emborracho”:
Rimasi senza un amico, vissi in mala fede,
quella mi ha avuto in ginocchio, senza morale
diventai un mendicante,quando se ne andò.
Rodolfo Taboada scrisse in “Frente al mar”:
Io non so cosa è successo, non so perché
la luce dell’amore si spense, solo so che te ne vai
e che il vento nel tuo nome sembra che urlasse !mai più!
Gabino Coria Penaloza scrisse in “Caminito”:
Dal giorno che te ne andasti, triste vivo io,
sentiero amico, anch’io me ne vado.
Da che se ne andò, mai più tornò.
Seguirò i suoi passi, sentierino, addio!
Enrique Cadicamo in “Garua”:
Notte piena d’astio e di freddo,
non si vede nessuno attraversare la strada,
sulla via, la fila di lampioni
fa luccicare l’asfalto con una luce fioca,
e io vado come uno scarto, sempre da solo,
sempre appartato, ricordandoti.
Abel Aznar in “Jamas lo vas a saber”:
Non mi vedrai facendo pena, disperato e distrutto
Dopo averti perso, non saprai mai se il tuo oblio
lasciò tenerezza o rancore.
Horacio Sanguinetti in “Nada”:
Niente, niente rimane nella tua casa natale,
solo ragnatele che tesse l’erba.
ed il roseto non esiste più
è sicuro che è morto quando andaste via.
Forse tutto ebbe inizio ufficialmente con “Mi noche triste” di Contursi:
Di sera quando vado a letto, non riesco a chiudere la porta
perche lasciandola aperta mi illudo che tornerai.
Un fatto curioso è che la nostra musica rioplatense all’inizio era giocherellona, divertente e figlia di un linguaggio poco raffinato mischiato al lunfardo.
Si inizia a parlare di argomento elaborato nel testo con Pascual Contursi e “Mi noche triste”, ma da notare che la maggior parte degli autori di questo tango malinconico,
di “un pensiero triste che si balla, erano immigrati o figli d’immigrati europei, con una carica inconscia di malinconia, di abbandono dei propri affetti, terra natale e cultura.
Sarebbe un buon argomento di ricerca e studio da parte degli storici, ma questo è un altro tango.