L’ Orquesta di Ricardo Tanturi, soprannominato per i suoi modi gentili “El Caballero del Tango”, è una di quelle formazioni, al pari di quelle di D’Arienzo, Donato o Rodriguez, la cui caratteristica principale è quella di privilegiare il ballo. Con arrangiamenti di brani unici e con forte personalità, Tanturi rappresenta oggi un passaggio obbligato per TJ e ballerini. Egli non è mai stato considerato dai cultori del tango tra i nomi che hanno fatto la storia del genere, come invece Pugliese, Di Sarli, Troilo o D’Arienzo. Nonostante ciò ha saputo creare, con uno stile inconfondibile, dei veri e propri gioielli musicali, conducendo ad alti livelli la sua orchestra per quasi trent’anni.
Una delle grandi capacità di Tanturi è stata quella di riuscire a scoprire e valorizzare dei cantanti-mito che, con la loro inconfondibile personalità, sono riusciti a catturare il pubblico dando di ritorno una grande popolarità alla sua orchestra. Alberto Castillo ed Enrique Campos furono tra i grandi protagonisti degli anni ’40 e ’50 e il loro singolare modo di cantare, di muoversi, di interpretare la musica fu reso possibile anche dalla perfezione dell’orchestra che li accompagnava e li avvolgeva con musica mai invadente e sempre disposta ad esaltare le loro doti. Forse questo è il motivo per cui tra le registrazioni di Tanturi ci sono solamente una ventina di brani strumentali.
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Ricardo Tanturi nacque nel 1905 da genitori italiani nel “Barrio de Barracas”, forse il più povero e vitale della città di Buenos Aires. Iniziò studiando il violino per poi passare, dopo qualche anno, al pianoforte sotto la guida del fratello Antonio. Nel 1924, a 19 anni, iniziò la sua carriera da musicista, suonando il piano nei clubs, per feste benefiche e per una nuova emittente radiofonica, Loy Radio Nacional, poi divenuta la celebre Radio Belgrano. Contemporaneamente frequentò con ottimi risultati la facoltà di medicina, e fu proprio lì che incontrò il suo primo cantante, Juan Carlos Thorry, e gran parte dei componenti la sua orchestra. Nel 1933 formò, finalmente, il suo sexteto che chiamò “Orquesta Los Indios”. Per sei anni riscosse un buon successo, tra l’altro, ampliando l’organico per ricomprendervi il cantante Carlos Ortega. Il vero salto di qualità fu però solo nel 1939 quando Tanturi decise di arruolare come cantante un tale Alberto De Luca, che all’inizio si faceva chiamare Alberto Dual e poi finalmente con il nome che lo consacrò: Alberto Castillo. Nel giro di poco tempo, grazie alla sua grande personalità, alla sua teatralità, alle interpretazioni uniche e irripetibili che rendevano ogni tango uno spettacolo, Castillo diventò un idolo del pubblico che lo cercava, lo seguiva e partecipava appassionatamente alle sue serate con Los Indios di Tanturi. Decine i successi dell’accoppiata Castillo -Tanturi: “A otra cosa che pebeta” “Pocas Palabras” (due produzioni di Tanturi), ma anche “Asi se baila el tango”, “Asi es el tango”, “La vida es corta”, “Muneca Brava”, “Madame Yvonne”, “Noche del Colon”, “Cuatro compases”, o valses come “Que nadie sepa mi sufrir”, “Mi romance”, “Con los amigos” e molti altri ancora.
Quando l’uragano Castillo decise di camminare con le proprie gambe e lasciare l’Orquesta Los Indios, Tanturi mostrò di nuovo il suo notevole fiuto ingaggiando un giovane cantante uruguayano: Enrique Campos. Campos aveva un approccio diverso rispetto a quello del suo predecessore, un atteggiamento più sobrio e per nulla ostentato, ma riusciva allo stesso modo a creare un legame profondo tra sé ed il pubblico grazie a una profonda personalità ed a doti vocali assai gradevoli ed equilibrate. Questa alchimia unica ha permesso ai 51 brani registrati dal binomio Tanturi-Campos di diventare altrettanti tesori del genere: “Oigo tu voz”, “En El Salón”, “Recien”, “Calla Bandoneón”, “Ivon” e naturalmente “Una emocion” che ricordiamo anche nel film Assassination Tango, nel quale ballano Pablo Verón e Geraldine Rojas.
I periodi successivi all’abbandono di Campos, che avvenne nel 1946, non furono ai livelli degli anni precedenti, ma portarono comunque ad ottimi risultati e l’Orquesta Los Indios continuò con nuovi cantanti come Roberto Videla, Osvaldo Ribó, Elsa Rivas, Juan Carlos Godoy. Come quasi tutte le grandi orchestre dell’epoca d’oro, anche quella di Tanturi si spense piano piano. Dal ‘60 al ’66 non registrò neanche un disco ma solo alcuni brani strumentali. Tanturi sopravvisse ancora sette anni, spegnendosi a Buenos Aires il 14 gennaio del 1973.
Asi se baila el tango
Asi se baila el tango (1942 Música: Elías Randal, Letra: Marvil Elizardo Martínez Vilas). Alberto Castillo era un personaggio eccentrico e dotato di gran temperamento. Questo era il suo rituale al momento dell’ingresso in scena: faceva alcuni passetti, si apriva i polsini della camicia, si dava una manata sul cuore e declamava la sua verità: “Yo soy parte de mi pueblo y a él le debo lo que soy, hablo con su mismo verso, canto con su misma voz” (Io sono parte del mio paese ed a lui devo quello che sono, parlo con le sue stesse parole, canto con la sua stessa voce) e subito intonava il suo slogan: “Cien barrios porteños, cien barrios de amor, cien barrios metidos en mi corazón” (Cento quartieri porteñi, cento quartieri d’amore, cento quartieri messi nel mio cuore). Grazie a questo sologan egli è sempre stato identificato come il cantante più vicino alla gente di borgata e agli emarginati.
Asi se baila el tango è stato uno dei più grandi successi del duo Tanturi-Castillo. Proviamo ad immaginare quanto accadde una notte del 1942 quando in un salone pieno di niños bien, ragazzi di buona famiglia, Castillo iniziò a sfotterli chiamandoli pitucos (fighetti) e cantandogli in faccia che il loro non era il vero tango, perché “Così si balla il tango, sentendo sul viso il sangue che sale a ogni battuta, mentre il braccio come un serpente si attorciglia alla vita come per spezzarla..”
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Qué saben los pitucos, lamidos y shushetas!
Así se corta el césped mientras dibujo el ocho,
Así se baila el tango, Sintiendo en la cara,
Así se baila el tango,mezclando el aliento,
Será mujer o junco, cuando hace una quebrada?
A veces me pregunto si no será mi sombra |
Che ne sanno gli snob, leccati e attillati,
Così si taglia il prato, mentre disegno un ocho;
Così si balla il tango, sentendo sul viso
Così si balla il tango, mescolando l’alito
Sarà una donna o un giunco quando esegue una quebrada?
A volte mi domando se non sarà la mia ombra
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