Avere uno stile e una personalità inconfondibile all’interno di una musicalità molto semplice è comunque un grande merito. Questo è il caso di Rodolfo Biagi, nato nel barrio porteño di San Telmo, Barrio di Tango per eccellenza il 14 marzo 1906.
Terminata la scuola elementare Biagi abbandonò gli studi per dedicarsi alla musica. A soli 13 anni, all’insaputa dei genitori, debuttò come pianista accompagnando il cinema muto del suo quartiere. Proprio in una di quelle serate, ebbe la fortuna di avere in platea il famoso direttore d’orchestra dell’epoca Juan Pacho Maglio che rimase incantato dall’abilità del nostro protagonista, allora appena quindicenne. La cronaca racconta che durante la proiezione, ad un certo punto Pacho si alzò dalla poltrona lamentandosi animatamente per la musica che accompagnava la pellicola. Il pianista era un ragazzino magro e dallo sguardo intenso, con un nome che sapeva d’Italia: Rodolfo Biagi. Fu così che Biagi perse il suo lavoro e, guarda caso, dopo pochi giorni iniziò a suonare nell’orchestra di quella volpe del maestro Juan Pacho Maglio.
Una notte del 1930 José Razzano, chitarrista di Carlos Gardel, andò a vedere uno spettacolo di Biagi al termine del quale gli propose di accompagnare niente meno che Gardel in persona in alcune registrazioni. Fu così che nell’aprile di quell’anno incise con il mitico personaggio, i tanghi “Viejo smoking”, “Bueonos Aires” e il dolce vals “Aromas de el Cairo”.
Dopo aver militato nell’orchestra di Juan Canaro ove conobbe Juan Carlos Thorry, insieme al quale compose il tango “Indiferencia”, passò nel 1935 nella formazione del suo amico Juan D’Arienzo, con il quale rimase per tre anni. Con il suo stile nervoso e ritmico, Biagi influenzò per sempre l’orchestra di D’Arienzo ed istituì un modo di suonare il pianoforte che fu poi seguito da Juan Polito e Fulvio Salamanca, i pianisti che gli succedettero nella formazione di D’Arienzo. Si narra addirittura che un giorno Salamanca, nell’impeto di un’esecuzione, provocò la rottura di alcuni tasti del pianoforte. Da allora per descrivere una persona particolarmente irruenta si dice che… “sembra Salamanca al piano!”.
Nel giugno del 1938 Biagi lasciò questa orchestra per formarne una propria. Incise così con la casa discografica Odeon fino al 1954, un totale di 150 brani tra cui il celeberrimo vals “Lagrimas y sonrisas”. Il suo primo cantante fu Teofilo Ibañez, col quale registrò successi come “Golgota”, di sua composizione, “El incendio”, brano strumentale di Arturo De Bassi e la milonga “Campo afuera” con parole di Homero Manzi. Ad Ibañez succedette Andres Falgas che interpretò i tanghi “Griseta” e “Cicastrices”. Poi arrivò Jorge Ortiz, il cantante di maggior successo, che trionfò con brani come “Indiferencia”, “Pajaro ciego”, “Misa de once” ecc. Altri cantanti furono Alberto Lago, Alberto Amor, Carlos Acuña. Con quest’ultimo incise una delle migliori interpretazioni del tango “Uno” di Enrique Santos Discépolo con musica di Mariano Mores. Ancora passarono dalla sua orchestra Carlos Saavedra, Carlos Heredia, Carlos Almagro e Hugo Duval che, vi rimase fino alla fine e che, con Ortiz, fu una delle sue voci più emblematiche.
La sua opera come compositore, sebbene non estesa, fu molto popolare: vals come “Amor y vals” o tanghi come “Humillacion”. Assieme a Francisco Gorrindo compose “Golgota”, “Magdala” e le milonghe “Campo afuera” e “Por la Güella”. Con Sciammarella “Deja el mundo como esta”, con Thorry, come già detto, “Indiferencia”.
L’orchestra di Biagi, come quella di D’Arienzo, contribuirono a consolidare i modi tradizionali di interpretare il tango attirando in tal modo l’interesse dei ballerini. Il loro repertorio consisteva principalmente in opere di inizio secolo adattate alle loro consuetudini espressive. La peculiarità che fa di Biagi un interprete unico e facilmente individuabile è la sua ritmica precisa, caratterizzata da staccati che non lasciano dubbi od esitazioni al ballerino. Il tutto è armonizzato da una costante presenza del pianoforte. Il piano, è il primo attore nelle sue esecuzioni ed il timbro, ora squillante ora profondo e cupo, sembra sempre giocare agile e spensierato con il resto dell’orchestra. Per il suo virtuosismo Biagi fu soprannominato “Manos brujas”, mani stregate che era poi il titolo di un foxtrot che andava in onda all’inizio di ogni suo concerto.
L’ultima volta che Rodolfo Biagi suonò per il suo pubblico fu il 2 agosto del 1969 al Club Hurlingham. Poco tempo dopo, il 24 settembre, morì improvvisamente a causa di un collasso pressorio.
Indiferencia
Rodolfo Biagi conosce Juan Carlos Thorry quando entra a far parte dell’Orquesta di Juan Canaro. Assieme a lui compone questo tango di un’attualità addirittura impressionante. Solo successivamente Biagi sostituirà il pianista Lidio Fasoli nell’orquesta di Juan D’Arienzo, fattosi licenziare a causa dei suoi cronici ritardi: “grazie Lidio!!!”
INDIFERENCIA
(1937 Música: Rodolfo Biagi
Letra: Juan Carlos Thorry)
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Yo también como todos un día tenía dinero, amigos y hogar. Nunca supe que había falsía, que el mundo sabía también traicionar. Pero cuando a mi vida tranquila llegó la primera terrible verdad busqué apoyo en aquellos que amaba y crueles me dieron soledad. Ilusión que viviendo latente pasó entre la gente y pura siguió; ilusión, hoy te busco y no estás, ilusión, no te puedo encontrar. Mi pasado sucumbe aterido temblando en el frío de mi vida actual… Y los años, pasando y pasando, me están reprochando porque no hice mal. Si la vida pasó por tu lado dejando tronchado tu sino y tu fe, la maldad que truncó tu camino pondrá en tu destino de amores la sed. Pero cuando, vencido y cansado, tu pecho agobiado requiera bondad, volverá la cabeza la gente dando indiferente soledad. |
Anch’io come tutti un giorno avevo soldi, amici e casa. Non sapevo che vi era falsità, che il mondo sapeva anche tradire. Ma quando nella mia vita tranquilla arrivò la prima terribile verità cercai sostegno in coloro che amavo e mi diedero solo solitudine. Illusione che vivendo latente passò tra la folla e continuò pura illusione, oggi ti cerco e non ci sei, illusione, non ti posso trovare. Il mio passato soccombe intirizzito tremando nel gelo della mia vita attuale… E gli anni, passando e passando, mi stanno rimproverando perché non feci male. Se la vita è passata al tuo fianco lasciando monchi il tuo destino e la tua fede il male che troncò la tua strada metterà la sete d’amore nel tuo destino. Però quando, vinto e stanco, il tuo petto travolto chiederà gentilezza, la gente girerà la testa indifferente lasciandoti solo. |
stupendamente rodolfo biagi