Quando lo scorso Settembre 2014 mi arrivò dagli amici Mariachiara Michieli e Marco Castellani
(notissima Maestra e famoso “tango manager” in quel di Milano) la notizia che il Teatro La Fenice di Venezia aveva accolto il progetto da loro presentato alla Società Veneziana di Concerti non fui particolarmente sorpreso.
Le scelte operate dai suddetti “tangueri” si sono sempre rivelate di alto livello e anche questa volta ne ebbi la conferma; ma il fatto che in quel teatro ci arrivasse un personaggio come Pino Enriquez mi procurò un piacere molto speciale.
Inutile cercare nel suo curriculum cose roboanti o maestri illustri, basta ascoltare cosa e come suona la sua chitarra; se Peter Gabriel ha incluso nel suo progetto Womad il Trio Esquina, di cui Pino Enriquez fa parte, un gran merito l’ha pure lui; se può vantare collaborazioni con Enrico Rava e Stefano Bollani una ragione ci sarà.
Così il Tango è tornato a La Fenice con una piccola rassegna chiamata “A media luz, tre sguardi sulla Musica del Tango”.
Le tre serate prevedevano una proposta di un tango intimo, dolce, come fosse suonato e cantato sotto il patio in un qualunque sobborgo di Buenos Aires, tra pochi amici e con l’apporto di strumenti essenziali: bandoneón e chitarra; pianoforte e chitarra; chitarra, contrabbasso e voce; io ho avuto la possibilità e la fortuna di assistere a due di queste serate, la prima e la terza.
Il primo concerto prevedeva Cesar Stroscio al bandoneón e Pino Enriquez alla chitarra; si è tenuto il 12 Novembre 2014 ed è stato un crescendo di poesia. Alternando brani della tradizione classica del tango con altri di loro composizione il duo è riuscito a toccare le corde del lirismo più profondo ricreando di fatto un altro duo strumentale famosissimo: Anibal Tróilo e Roberto Grela.
I momenti più intensi sono stati quelli solisti; Cesar Stroscio ha dedicato a Dino Saluzzi, altro grandissimo bandoneonista, “Tango a mi padre” di Saluzzi stesso; Pino Enriquez ha eseguito un brano alquanto sconosciuto: “Vieja casa” di Edmundo Saldívar; due brani che hanno veramente reso omaggio alla bravura degli interpreti e degli autori.
Il pubblico, che ha tributato loro lunghi applausi, era formato da turisti, che a Venezia non mancano mai e musicofili curiosi di scoprire questo lato poco conosciuto del tango; ottanta minuti di musica non sono bastati alla folta platea che, a gran voce, è riuscita a ottenere due bis.
Il dopo concerto ha avuto il suo naturale epilogo in una bella tavolata al ristorante giustamente prenotato dove musicisti, organizzatori e amici hanno avuto modo e tempo di commentare la serata appena trascorsa.
Il secondo concerto al quale ho assistito, il terzo evento della rassegna, si è tenuto il 25 Febbraio 2015 ha avuto come interpreti il Turbio Tinte Trio, una formazione nata circa dieci anni or sono nel Centro Cultural El Colectivo de Villa Urquiza di Buenos Aires.
Il gruppo composto da Pino Enríquez alla chitarra, Ricardo Capria al basso acustico e Luis Sampaoli voce ha proposto una sonorità intimista, in cui il dialogo tra i due strumenti e la voce è sempre stato in primo piano; lontano dai cliché del tango e allo stesso tempo rispettoso del genere e del suo linguaggio, Turbio Tinte punta, come dicono i suoi membri, a interpretare “tanghi tradizionali con nuovi arrangiamenti e tanghi nuovi con arrangiamenti tradizionali”, lasciando un ampio margine all’improvvisazione e all’ascolto reciproco. Il repertorio concertistico include così alcuni classici del tango accanto a pezzi originali, dove poesia e musica camminano fianco a fianco.
Il programma che il trio ha presentato contemplava diversi brani di un duo di compositori molto famoso: Carlos Gardel e Alfredo Le Pera; la voce calda, roca e suggestiva di Luis Sampaoli ha dato a molti l’impressione di ricordare quella famosissima di Juan Carlos “Tata” Cedrón del quale hanno interpretato una famosa canzone: “La calle del agujero en la media”.
Chitarra e contrabbasso ci hanno poi deliziato con una strepitosa e conturbante versione de “La puñalada” una milonga di Pintín Castellanos, giocata tra echi jazz e continui scambi di ruolo.
Il numeroso pubblico in visibilio, tra la sorpresa e l’entusiasmo, al termine del concerto non ha lasciato allontanare il trio dalla scena reclamando subito due bis concessi senza indugio.
Non ci è rimasto infine che stemperare tutte queste emozioni mettendo i fatidici piedi sotto un tavolo e alzando i calici per celebrare il successo meritato.