Dopo la visita a Buenos Aires di spettacoli di varietà francese alcuni personaggi di teatro e poeti di tango come Manuel Romero, Luis Amadori e Ivo Pelai si inventarono un genere “La Rivista porteña” con belle coriste, scenette piccanti e tanghi molto teatrali che riempivano le sale. Nasce, al riparo di questa idea vincente, una generazione di giovani donne tutte talentuose e di grande personalità. La fondatrice di questa dinastia fu Azucena Maizani, seguì Libertad Lamarque piena di lirismo, poi Sofia Bosan con la sua grazia irresistibile, Tita Merello ammirevole in tutto quello che cantava, Rosita Quiroga padrona di una dizione perfetta per certi tanghi, Ada Falcòn suggestiva ed intensa e Mercedes Simone delicata e profonda nella sua soggettività tanghera.
Azucena Maizani:
è stata una cantante e compositrice di tanghi. Nata a Buenos Aires il 17 novembre 1902, ebbe una grande popolarità e lavorò in teatro e alla radio lasciandoci la registrazione di oltre 270 brani tra cui il celeberrimo “Pero yo sé”. Nel corso degli anni fece le sue presentazioni vestita da uomo o con abbigliamento da gaucho tanto che Libertad Lamarque le attribuì il nomignolo di “Ñata Gaucha”.
Libertad Lamarque:
con oltre 400 registrazioni discografiche, ha avuto una produttività che nessun’altra cantante argentina è mai riuscita ad eguagliare. Venne accompagnata dall’orchestra del secondo marito, Alfredo Malerba, e da quelle di Mario Maurano, Héctor Stamponi, Víctor Buchino, Juan D´Arienzo. Molto nota anche nel cinema, registrò più di venti film in Argentina, tra i quali “El alma del bandoneón”, “Madreselva” o “ La Cabalgata del circo”. In quest’ultimo film litigò con un’attrice di reparto, Eva Duarte. Sfortunatamente quell’attrice, meglio nota come Evita, era già legata sentimentalmente a Juan Peron. In seguito a questo scontro, sorsero problemi per la carriera di Libertad Lamarque che fu costretta a continuare il suo lavoro emigrando in Messico.
Sofia Bozàn:
nata il 5 novembre 1904 a Buenos Aires, nella decade del 20 fece parte del coro della compagnia teatrale Vittone-Pomar. Di lì a poco scalò posizioni in detta compagnia fino a debuttare con il più prestigioso gruppo teatrale dell’epoca il Muiño–Alippi. E’ stata una pioniera dell’intercalare dialoghi col pubblico poi ripresi anche dalla Merello.
Tita Merello:
la si ricorda per le sue versioni quasi parlate anziché cantante di “Se Dice De Mi”, “Me enamore una vez”, “Che, Bartolo”. Era figlia di un cocchiere, che morì quando Tita aveva pochi mesi, e di una stiratrice che si ammalò così gravemente da doverla rinchiudere in un orfanotrofio dove rimase dai 4 agli 8 anni. Insieme a Luis Sandrini, Pepe Arias e Libertad Lamarque, Tita Merello è stata protagonista del film “Tango”, il primo film sonoro argentino. Nel 1931 per il suo canto canyengue, tra il patetico e sensuale, il giornale “El Mundo Argentino” affermò che la Merello era candidata ad essere la regina indiscussa del tango.
Rosita Quiroga:
nacque il 15 gennaio 1896. Il suo particolare accento e un difetto di pronuncia (sulla “s”) amplificavano il suo stile ironico e burlone che, pur creando simpatia nei suoi sostenitori, le precluse alcune possibilità fra coloro che pretendevano un tango pulito. Debuttò nel 1924 nella “Loi”, una delle prime stazioni radio, cantando canzoni popolari per poi passare subito al tango. Fu la prima a portare il tango a livello popolare e la prima a registrare in sistema elettronico.
Mercedes Simone (la dama del tango):
forse la voce migliore che il tango abbia mai avuto. Era una modesta impiegata di un negozio chiamato “La Francesita” sito in La Plata. Purtroppo la sua discografia non ha un livello qualitativo pari alle sue capacità. L’apice della sua carriera si ebbe nella decade dal ‘30 al ‘40. Da ricordare le sue interpretazioni di “Milonga Sentimental”, “Milonga triste”, “Cuatro palabras”,” Esta noche me disfrazo”, “Carnaval de mi barrio”, “Vieja amiga”, “Barrio de tango”, “Cada dìa te extranio màs”, e molti altri ancora.
Ada Falcòn:
con la sua bellissima voce da mezzo soprano, negli anni 30 lei era quanto di più simile ci potesse essere ad una diva di Hollywood: viveva tra gioielli, pellicce, ed era l’amante di Canaro, che alla lunga e dopo essersi fatto bene i conti, arrivò alla conclusione che non sarebbe stato conveniente separarsi dalla moglie e la lasciò di punto in bianco. Ada Falcòn un giorno, a 37 anni, sparì dalle scene, per rinchiudersi nel convento di un paesino della provincia di Còrdoba di nome Salsipuedes (per approfondimenti Cfr.FRANCISCO CANARO -“El Pirincho”).
Nelly Omar:
nata nel 1911 nella provincia di Buenos Aires, già nel ‘24 inizia la sua carriera come cantante. I suoi fraseggi e la sua ottima dizione ne fanno una cantante praticamente perfetta. Nelly ha continuato a deliziarci con la sua voce fino a oltre 100 anni di età. Se n’è andata poco tempo, il 20 dicembre del 2013.
Nina Miranda:
morta il 12 gennaio 2012 è stata una cantante eccezionale in particolare con l’Orquesta Donato Racciatti. La ricordiamo nelle suggestive interpretazioni di brani quali ”Tu Corazón”, “Gloria” o “Fumando espero”.
Le grandi cantanti dei nostri giorni
Fortunatamente anche in tempi più recenti il tango continua ad avere eccezionali interpreti in gonnella. Non possiamo non ricordare, Mercedes Sosa, che ci ha lasciati il 4 ottobre 2009, forse la cantante più amata dell’America Latina per le sue grandi qualità canore ma anche umane. E ancora Maria Graña, Malena Muyala, Lidia Borda che ricordiamo con Esteban Morgado e con l’Orquesta El Arranque. Infine la suggestiva Adriana Varela. Del suo repertorio da brividi è d’obbligo citare le interpretazioni di “Vida Mia”, “Malena” e della bellissima “Garganta con Arena” (Gola di sabbia) che Adriana volle dedicare al suo maestro Roberto Goyeneche (El Polaco) forse, dopo Don Carlos Gardel, il più grande interprete della storia del tango
Felicia, Malena, Gricel: storie di tango e d’amore
FELICIA: Nel 1907, in una sala da ballo di Buenos Aires, Enrique Saborido stava suonando al pianoforte un nuovo brano per il quale però non aveva ancora scelto un titolo. Nel locale c’era anche un famoso autore teatrale dell’epoca, Carlos Mauricio Pacheco, che stava ballando con la bellissima moglie. Alla fine del tango la coppia si avvicinò a Saborido complimentandosi per la musica, un tango molto particolare, diverso da tutti gli altri. La donna si rivolse al musicista: – “Quale è il nome di questo bellissimo tango?” – “Non ha nome” rispose lui “perché ne stavo cercando uno appropriato. Sia lei la madrina e che il tango si chiami come lei”. – “Felicia, questo è il mio nome” disse la signora.- “E allora che il nome di questa musica sia Felicia!” rispose Saborido.
MALENA: Elena Torteloro in arte Malena de Toledo nacque a Buenos Aires il 30 aprile del 1913. Il poeta Homero Manzi la sentì cantare in un locale notturno di Porto Alegre verso la fine del 1941, durante il ritorno da un viaggio in Messico. Appena arrivato a Buenos Aires Manzi si incontrò subito con Lucio Demare che ne scrisse la celebre melodia con una velocità sorprendente, come se le note sgorgassero dalle parole. Malena è uno dei tanghi più belli della decade del 40: tanto la musica che i versi sono di un’elevata qualità e profondo contenuto sentimentale. Il fatto poi che il personaggio cantato nel tango sia sorto dalla realtà, in un anonimo e fumoso locale notturno nascosto chissà dove, rende l’immagine che si crea nell’ascoltarlo ancora più misteriosa ed affascinante. La storia racconta il modo appassionato e sensuale di Malena di cantare il tango, un modo unico che viene descritto dal poeta ricorrendo ad una serie di magnifiche metafore. Il “tono scuro” del canto di Malena, la sua “voce d’ombra che ha il profumo dell’erba”, “il sapore freddo dell’ultimo incontro” che rimane dopo averla ascoltata. Il grande successo del brano fece nascere numerose leggende sulle sue origini ed in particolare su chi fosse in realtà la Malena descritta nei versi di Manzi. Oltre alla versione già raccontata, una delle più attendibili è quella che vede come ispiratrice la cantante Nelly Omar, con il suo inconfondibile stile ed il caldo timbro vocale che sembrerebbe corrispondere perfettamente al personaggio evocato nel tango.
GRICEL: che il tango sia una sintesi musicale d’ amore e passione non è strano per gli amanti del genere. Poche composizioni riflettono, però, questo sentimento in forma tanto espressiva come “Gricel“, tango che José María Contursi, Katunga per gli amici, dedicò al grande amore della sua vita, Susana Gricel Viganó. È la storia reale di un tango che commosse generazioni per la sua bellezza e profondità, e come buona parte dei testi di Contursi, ispirato a questo amore impossibile degno di un romanzo di Gabriel Garcia Marquez.
Gricel era nata nel quartiere porteño di San Cristobal il 15 aprile del 1920 ma viveva a Capilla del Monte nelle montagne della provincia di Cordoba. Non fu facile la vita di Gricel a Capilla del Monte lontana dalle sue amiche e dal divertimento. Ma come spesso accade, ci si mise il destino a rompere la monotonia, portandole un futuro di amore, lacrime e sofferenza. Fu così che un giorno Gricel ricevette una lettera dalle sue grandi amiche Nelly e Gory Omar, che la invitavano a passare alcuni giorni a Buenos Aires. Ad una delle audizioni delle sorelle Omar la ragazza fu introdotta ad un giovane poeta di tango che si presentò: “José María Contursi” disse lui, “Gricel” rispose lei, senza sapere che quel momento avrebbe significato la nascita di uno dei tanghi più sentiti e romantici. Il ritorno a casa mostrò una Gricel innamorata, cambiata, che stonava al piano. Nel 1938 il destino diede un altro colpo: a causa di una febbre intestinale, Contursi ricevette il classico consiglio medico di quegli anni, l’aria delle catene montuose di Cordoba. Fu così ospite della famiglia di Gricel. Il padre di lei non riuscì ad ostacolare la storia tra la figlia ed il gran seduttore. Quando Katunga tornò a Buenos Aires, per lei era diventato amore vero. Lui si illudeva che fosse solo una nuova stella nella sua bandiera di seduttore, ma si sbagliava ignorando che di lì a poco avrebbe scritto “Qué ganas de llorar en esta tarde gris” (“che voglia di piangere in questa sera grigia!”). Dopo qualche tempo decise di ritornare a Capilla del Monte inventandosi un’altra febbre intestinale e lasciando sua moglie in lacrime. Ma, nonostante lo strazio, il poeta non riuscì a lasciare definitivamente moglie e figlia e tornò a casa con il corpo sano ma con il cuore a pezzi. Fu così che le loro vite presero due strade diverse: Gricel dopo quell’episodio giurò a se stessa che non avrebbe più pianto e finì addirittura per sposarsi con un uomo, del quale non era innamorata che, attratto dalle donne, la tradiva continuamente e dal quale ebbe una figlia Susana Jorgelina. Katunga passò anni nel ricordo di Gricel alla quale dedico buona parte della sua produzione, tanghi memorabili come “En esta tarde gris“, “Cristal“, “Quiero verte una vez más“. Da quando poi nel 1942 il musicista Mariano Mores incise il tango “Gricel”, con parole di José María Contursi, lei divenne famosa come “Gricel, quella del tango”. Ma fu ancora il destino ad essere protagonista della loro vita: molti anni dopo, nel 1962 arrivò a Capilla del Monte il celebre bandoneonista cordobano Ciriaco Ortiz. Le portava la notizia della vedovanza di Katunga e le disse anche che l’amore per lei trovava consolazione solo nell’alcool che egli consumava nella pasticceria El Molino. Il carattere forte ereditato dalla madre tedesca, spinse Gricel a partire per Buenos Aires dove, in quella pasticceria, incontrò il grande amore della sua vita. Il momento tanto desiderato da Gricel e Contursi arrivò il 16 agosto del 1967, quando il Parroco di Capilla del Monte unì in matrimonio Don José María Contursi 56 anni, vedovo di Elina Zárate, con Susana Gricel Viganò di nove anni più giovane. La loro unione durò, purtroppo, solo pochi anni: l’11 maggio del 1972 Contursi, uno dei più grandi poeti della storia del tango, abbandonò questo mondo. Lo fece tra le braccia del genero, Óscar Iacobelli che, con le lacrime agli occhi, confessò: “Contursi è morto tra le mie braccia come un gran signore, quello che poi lui era”.