Centenario de Homero Manzi

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L’1 novembre del 1907 nasceva uno dei poeti più conosciuti nel mondo del tango: Homero Nicolás Manzione, conosciuto come H. Manzi o per gli amici Barbeta (ho pensato a due possibilità per questo apodos: non so se derivi dalla barbetta che era solito portare o dal nome di un passerotto colorato del Perù, il barbudo, che ha la testina nera e tutta “liscia” che sembra pettinata con il gel, perchè Manzi era solito stare “peinato a la gomina”…. per questo vi chiedo aiuto!). Fatto sta che oggi ricorre il centenario della sua nascita. E penso si faranno grandi feste nella capitale.

Di sicuro una iniziativa, quella di raccontare la sua vita, già è in ballo. Ne abbiamo parlato nel post La pelicula de Manzi. E sempre nel post abbiamo parlato dei suoi successi. Per chi ne vuol sapere di più consiglio questo  SITO.

Per festeggiare il suo centenario, voglio dedicarvi uno dei tanti capolavori. E’ uno dei miei preferiti, si taratta di Viejo Ciego, un brano che Manzi scrisse a quattordici anni (!!!) per un concorso; le parole poi vennero musicate da due geni, S. Piana e C. Castillo. Per l’occasione ne ho scelta una versione da goccioloni. Suonano Antonio Agri (il violinista preferito da Piazzolla) e Esteban Morgado (per questo la dedico ad Art…); “canta” un vecchio Goyeneche, negli ultimi giorni della sua vita.

E’ la storia di un vecchio cieco che vive, accompagnato dal suo cane, suonando un vecchio violino. E nelle note lamentose dei tanghi che suona, si sente la pena del suo vivere, tutta la sua storia passata; viste le citazioni nella musica (vid ‘o mare quant’è bello, spira tanto sentimiento ….) forse ci dicono che il cieco era un immigrante italiano. Comunque la sua esile figura, paragonata a quella di un ronzino, è tanto vecchia che fa ormai parte dell’ambiente del quartiere; chi ascolta il suo violino, è come se ascoltasse i versi di una poesia del pazzo poeta Carriego, e può ricordare un amore perduto per sempre… A ver, viejo ciego, tocá un tango lerdo, muy lerdo y muy triste, que quiero llorar.

QUI il capolavoro da ascoltare a occhi chiusi, immaginando di ballarlo con il vostro partner preferito!

Un caro saluto
Chiara

1 commento

  1. Niky,
    ho letto il post.
    Credo che Manzi venisse chiamato Barbeta per la barba. Di solito, da noi, viene soprannominato così chi la porta.
    Allora…poco a poco tradurremo.

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